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venerdì 4 Aprile, 2025
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Genere neutro: vivo o morto? X

Le battaglie culturali sui valori sono fondamentali e troveranno sempre sponda a Bruxelles come a Roma: bisogna solo fare attenzione a non trasformare i valori da fine del nostro lavoro a strumento per ottenere notorietà e connotarsi nel panorama pubblico. Questa seconda opzione farebbe male non tanto a chi la preferisce, ma alla battaglia culturale stessa.

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Come cantava Ligabue? Vivo, morto o X. Ieri, 3 aprile, il Parlamento Europeo ha dibattuto, e votato, sulle nuove norme riguardanti i documenti d’identità, volte a rafforzare la sicurezza, in particolare contro la contraffazione: i nuovi documenti potranno contenere dati biometrici, utilizzare il formato ID-1, in modo che criminali e terroristi trovino maggiori difficoltà nel circolare liberamente per il Continente.
Un provvedimento importante anche per un altro motivo: ci sentiremo europei quando cominceremo a sembrare europei, quindi ad avere tratti distintivi in comune. Per esempio, documenti tutti uguali; ricordo ancora il tuffo al cuore quando, rinnovato il passaporto, ho letto sul frontespizio la scritta “Unione Europea”.

Voto sì, voto no, voto X

In tutto questo, che per carità non sarà la notizia dei dazi di Trump ma nemmeno del matrimonio della cugina Giusberta, c’è ovviamente qualcuno che ha preferito buttarla in caciara. Argomento della caciara: nel provvedimento è data la possibilità agli stati membri dell’UE di mettere sui documenti anche l’identità di genere “neutro”, cioè non identificato, contraddistinto da una “X”, oltre ai tradizionali “maschio” e “femmina”. Visto che adesso il voto passa al Consiglio d’Europa, nel quale i paesi membri hanno diritto di veto, non solo di voto, si spara ad alzo zero: voto si, voto no, voto X.

Caccia al cecchino che ha votato sì

Passa del tutto in secondo piano che la finalità del provvedimento sia tutt’altra e non dare il riconoscimento al genere “neutro”, peraltro già ampiamente riconosciuto in molti paesi europei e, di fatto, anche nel nostro, dove si moltiplicano a tutti i livelli le possibilità di non indicarlo o di dichiarare la “non binarietà”: anzi, parte la caccia al cecchino, cioè a quei parlamentari che avrebbero votato questo provvedimento a dispetto della loro professione di fede e appartenenza al PPE.

Balle vere e battaglie culturali contraffatte

A farne le spese, tra gli altri, anche l’Eurodeputato Massimiliano Salini, FI-PPE, accusato di avere sostenuto questo provvedimento che, lo ribadiamo, poco aggiunge a quanto già attuale sul riconoscimento di genere, votando “sì” al genere “neutro”. Un modo come un altro per cercare notorietà e spazi per queste battaglie, per carità sacrosante in democrazia, purché non appartengano al genere delle balle, quelle sì tendenzialmente prive di sesso, ma non neutre. E qui di balle si tratta, perché Salini ha votato “sì” all’articolato del provvedimento ma, come altri colleghi del PPE, ha votato “no” all’articolo sul genere neutro.

“Tutto è scritto a chiare lettere nei referti d’aula”, dichiara l’Eurodeputato di Forza Italia, come a dire che le frottole hanno le gambe corte e anche arcuate, a “X”, appunto.

Le battaglie culturali sui valori sono fondamentali e troveranno sempre sponda a Bruxelles come a Roma: bisogna solo fare attenzione a non trasformare i valori da fine del nostro lavoro a strumento per ottenere notorietà e connotarsi nel panorama pubblico. Questa seconda opzione farebbe male non tanto a chi la preferisce, ma alla battaglia culturale stessa.

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