Entro fine anno dovrebbe essere approvata la nuova riforma delle concessioni autostradali.
Il nuovo ddl Concorrenza rappresenta un fondamentale crocevia per ottenere la settima rata del PNRR. Per il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini la riforma porterà “tranquillità e serenità per poter investire nell’arco del tempo” e al pubblico la garanzia “un riequilibrio fra i pedaggi, perché ci sono tutti gli sbilanciamenti tra regione e regione, provincia e provincia, pedaggio e pedaggio”.
Presto il disegno di legge passerà al Senato.
Cosa cambia?
Il testo prevede principalmente un potenziamento delle regole a tutela della concorrenza. Le concessioni, infatti, non potranno durare più di 15 anni, e una volta scadute dovranno essere bandite con un’apposita gara pubblica.
Per l’ottenimento del rinnovo sarà poi indispensabile e vincolante il parere dell’Autorità sui Piani economici e finanziari, che dovrà ratificare la vittoria del nuovo concessionario.
In ogni caso, i bandi non potranno riguardare tratti stradali troppo lunghi (tra i 180 e i 315 chilometri).
Niente da fare invece per il pedaggio unico nazionale, diversamente da quanto inizialmente era stato previsto.
“Esiste un problema” di costi “molto diversi” tra i vari tratti autostradali, aveva precisato Nicola Zaccheo, presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, “e non può essere altrimenti: tutto dipende dai costi di realizzazione. E quindi se un’infrastruttura costa di più, purtroppo è giusto che l’utenza paghi un po’ di più”.
Quello che si profila all’orizzonte, se non ci saranno nuove modifiche in Parlamento, sarà invece un nuovo schema tariffario, ispirato a quello già sperimentato per quattro concessioni (Ativa, Satap A21, Salt e Autostrada dei Fiori), diviso in tre componenti: due saranno di competenza del concessionario e una, il cosiddetto extragettito, destinata al concedente e i cui proventi saranno utilizzati per realizzare gli investimenti, senza incrementare i pedaggi.
Andrea Valsecchi